Relazione

[La relazione comunicata alla Comunità del Parco nella prima seduta della gestione commissariale retta da Pappaterra, il 6 luglio 2007]


SOMMARIO

INTRODUZIONE

1. LA PIANIFICAZIONE
2. LA PROGRAMMAZIONE
3. LA PROMOZIONE SOCIO ECONOMICA
4. IL PROGETTO DEGLI EX LSU DEL PARCO
5. LA COMUNICAZIONE E LA DIVULGAZIONE
6. LA CONSERVAZIONE
7. I DANNI DA FAUNA
8. LE STRUTTURE SUL TERRITORIO
9. IL CONTROLLO E SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO: AUTORIZZAZIONI E CTA
10. LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE

CONCLUSIONI

INTRODUZIONE

Ho avuto modo in passato di partecipare alle riunione della Comunità del Parco nei diversi ruoli istituzionali che in questi anni ho ricoperto. Mai avrei pensato di parteciparvi, come oggi, nella veste di Commissario Straordinario del Parco e, spero, domani di Presidente.
Per questo, mi corre l’obbligo di ringraziare il Ministro dell’Ambiente On. Alfonso Pecoraro Scanio, nonché per il tramite degli Assessori Regionali Tommasi e Santochirico, i Presidenti delle due Regioni Calabria e Basilicata, Agazio Loiero e Vito De Filippo, per la fiducia accordata alla mia persona nell’affidarmi un incarico così pieno di insidie e di responsabilità ma che nel contempo rappresenta un’esaltante sfida da raccogliere come “uomo del territorio” per un dovere forte nei confronti delle nostre comunità.
Un ringraziamento particolare alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, che nella seduta del 4 luglio hanno espresso in forma unanime parere favorevole alla proposta di nomina della mia persona a futuro Presidente del Parco.
Un saluto e un ringraziamento ai Presidenti delle Province, delle Comunità Montane, e ai Sindaci, e ai loro delegati, che costituiscono l’ossatura istituzionale del Parco e con i quali dovremo costantemente lavorare per costruire una nuova prospettiva di crescita del nostro territorio.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo al Direttore Generale del Servizio Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente dr. Aldo Cosentino che, sin dal primo momento, non ci ha fatto mancare il suo leale e convinto sostegno per la fase di rilancio del Parco; un sostegno che sono convinto proseguirà ancora più intensamente allorquando il Parco tornerà ad essere governato dagli organi rappresentativi delle varie istanze previste dalla L.394/91.

Ho detto prima che il compito che mi è stato affidato è particolarmente carico di responsabilità.
Si tratta in primo luogo di lavorare per evitare che anche in futuro l’Ente di gestione subisca i traumi amministrativi che di per sé il Commissariamento comporta; si devono ridefinire regole di civile convivenza tra i vari soggetti che interagiscono con la vita del Parco, impegnarsi sin da oggi a ritenere valide e vincolanti anche quelle regole che, seppur non formalmente scritte alla nascita dell’Ente Parco, hanno caratterizzato i rapporti tra l’Ente stesso e la Comunità del Parco in un reciproco coinvolgimento di tutti i soggetti delle due Regioni interessate; quelle regole le conoscete tutti e servono a garantire un giusto equilibrio geopolitico tra i due versanti: si tratta solo di applicarle correttamente e di non violarle.

• Si tratta di coinvolgere nelle scelte del Parco tutti i soggetti del mondo del lavoro e di quello associativo che lavorando e abitando nel nostro territorio possono concorrere al proseguimento dello sviluppo sostenibile dell’area;
• si deve essere consapevoli delle straordinarie risorse che abbiamo a disposizione e dei punti di forza sui quali possiamo puntare decidendo di metterli a sistema, elaborando strategie condivise per utilizzare questo potenziale formidabile.

Per mia impostazione politica non sono portato a scaricare, come spesso accade, sul passato inadempienze o inefficienze. Ritengo solo di affermare che in questi lunghi quattordici anni quello che è mancato alla gestione dell’Ente, è stato l’orgoglio dell’identità del territorio del Parco, come se questo luogo non fosse sentito proprio e le scelte, in molti casi, si sono sovrapposte senza un senso, senza una strategia, senza una valutazione di impatto e di risultati. Un tesoro inestimabile, svilito, bistrattato e sprecato con un danno enorme per le comunità del Parco.

Dalla campagna di ascolto avviata all’indomani del mio insediamento, emerge che si è andati avanti spesso a dispetto delle esigenze del territorio, a dispetto dei consigli e degli apporti delle associazioni, degli imprenditori e soprattutto degli amministratori, a dispetto delle ingenti risorse impegnate. Si è andati avanti senza mai avere un dubbio, un ripensamento, un’assunzione di responsabilità: quella responsabilità che oggi è a noi richiesta.
La mia sfida non è personale, quella che abbiamo davanti è una sfida collettiva che dobbiamo tutti quanti raccogliere recuperando una solidarietà istituzionale e una forte cooperazione tra tutti i soggetti del Parco.

In questi cinquanta giorni di lavoro ho cercato di restituire le giuste motivazioni al personale del Parco che, posso dirvi, presenta elementi di grande capacità professionale, sui quali possiamo contare per il futuro lavoro; ho avviato un confronto con le istituzioni, le amministrazioni, le forze sindacali, gli imprenditori e le associazioni che dovrà proseguire nei prossimi giorni ma che sta dando buoni frutti; ho soprattutto cercato di mettere a fuoco le varie problematiche che afferiscono alla vita dell’Ente e che vi riassumo in modo che ciascuno di voi abbia contezza dei punti di criticità ma anche del fatto che non siamo all’anno zero della vita del Parco.

LA PIANIFICAZIONE

Uno dei temi di maggiore criticità dell’attuale condizione del Parco è la mancanza dell’entrata in vigore dei principali strumenti di pianificazione e gestione dell’Ente: il Piano per il Parco, il Regolamento, il Piano Pluriennale Economico e Sociale.
Elemento caratterizzante del sistema dei parchi nazionali e delle funzioni e finalità degli Enti Parco, è il ruolo centrale dato dalla legge a tali strumenti, come è previsto, in particolare, all’art. 12, per il Piano, all’art. 11, per il Regolamento, all’art. 14, per il Piano Pluriennale Economico e Sociale. La norma relativa ai due piani e al regolamento ne prevede contenuti, modalità approvative, tempi.
Tra le previsioni di norma, una fondamentale è quella riguardante lo stretto rapporto tra i tre strumenti, fin dagli aspetti procedurali.
In particolare, ad esempio, è prescritto che il Regolamento venga adottato dall’Ente Parco, anche contestualmente all’approvazione del Piano e comunque non oltre sei mesi dall’approvazione dello stesso; analogamente si prevede che il PPES sia avviato contestualmente all’elaborazione del Piano per il Parco.

Lo spirito della Legge quadro indicava tali strumenti come strumenti ordinari di gestione, con i quali indirizzare le politiche della spesa, la programmazione degli interventi, i criteri di tutela, la realizzazione delle infrastrutture.
Allo stato l’unico documento di regolamentazione in possesso dell’Ente sono le Misure di salvaguardia allegate al decreto istitutivo del Parco, il DPR 15 novembre 1993.
Come vedremo di seguito, questo strumento, nato come misura straordinaria da utilizzare per un ben limitato periodo di tempo, ha una serie di prescrizioni e una divisione del territorio in due grandi zone, cui applicare i relativi vincoli.
Inevitabilmente le misure di salvaguardia, proprio per come sono state concepite, presentano delle rigidezze di applicazione e dei limiti oggettivi di contenuto che non possono assolutamente dare una risposta complessiva alle esigenze di gestione, tutela, trasformazione del territorio.

Un grande passo in avanti rispetto a tale limite sarebbe l’adozione e l’entrata in vigore:
• del Regolamento, che potrebbe prevedere al suo interno anche eventuali deroghe ai divieti espressamente previsti dalla legge quadro;
• del Piano per il Parco, che andrebbe a differenziare il Parco in quattro zone e eventuali ulteriori sottozone, prevedendo gradi diversi di tutela e previsioni diverse di capacità di trasformazione.

Il Piano, se utilizzato in tutte le sue potenzialità previste dalla norma, potrebbe essere uno strumento centrale per il rilancio di questo territorio.
A solo titolo di esempio, un vantaggio importante, se saputo usare dalle Amministrazioni Locali, dagli imprenditori, dai cittadini e dallo stesso Ente, è indicato dall’art. 7 della legge 394.
In particolare la norma prevede che ai comuni ed alle province il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti dell’Unione europea, statali e regionali richiesti per la realizzazione, sul territorio compreso entro i confini del parco stesso, di tutta una serie di opere di interesse pubblico, purché previste nel piano per il parco.
Analogamente la legge prevede che la medesima priorità di finanziamento è attribuita ai privati, singoli od associati, che intendano realizzare iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità istitutive del parco nazionale o regionale.
Senza pianificazione sarà molto difficile, se non impossibile, attingere a quei finanziamenti che hanno caratterizzato la partenza dei parchi storici e anche la partenza del Pollino e a tutte le grandi fonti di finanziamento strutturale che saranno disponibili nei prossimi anni.

Il procedimento per la realizzazione di questi documenti essenziali per la vita del parco è iniziato già da diversi anni: nel 1997 si attivò la gara per l’affidamento dei servizi tecnici.
In quella occasione si partì utilizzando dei documenti programmatici di sicura attualità e completezza.
Il vantaggio che il Parco avrebbe potuto accumulare rispetto al nascente sistema delle aree protette, con gli anni, si è andato via via dileguando.
Molti sono stati i motivi dei ritardi accumulati sia rispetto all’erogazione del servizio di realizzazione dei tre strumenti, sia, soprattutto, rispetto alla fase indispensabile di coinvolgimento del territorio.
Pur alla luce di questi ritardi, già da anni, è stata prodotta, dall’associazione temporanea di imprese incaricata, Bonifica-Italeco, una quantità rilevante di studi, cartografie, proposte di normativa, documenti regolamentari, apparati tecnici previsionali e prescrittivi.
Una serie di diverse ipotesi di pianificazione è stata, nel tempo, più volte, già trasmessa a tutti gli Enti coinvolti, Comuni, Comunità Montane, Province, Regioni; ad oggi, però, i documenti tecnici in possesso del Parco non hanno mai avuto il conforto di un processo di confronto pubblico e istituzionale.
Rispetto agli anni in cui l’elaborazione del Piano iniziava, si aggiunga che sono sopravvenute molte modifiche del quadro di riferimento.
Va immaginato che i nostri strumenti di pianificazione e regolamentazione dovranno da subito iniziare a essere interconnessi con i paralleli processi di pianificazione in corso di realizzazione a livello delle due Regioni, delle tre Province, dei tanti Comuni che oggi stanno mettendo mano alla pianificazione del territorio.
Analogo ragionamento va fatto con la necessaria verifica dei nostri strumenti con le previsioni dei documenti Regionali in merito all’attuazione della linea di spesa comunitaria come i due POR 2007-2013.
Alla luce di quanto sopra detto, un rilancio del processo di pianificazione dovrebbe partire da alcuni aspetti fondamentali:
• si può immaginare come la costituzione dell’Ufficio del Piano sia necessaria per individuare una struttura multidisciplinare in grado di affrontare la complessità della problematica della pianificazione di un’area protetta come la nostra;
• senza un rilancio serio della pianificazione come processo partecipato, ogni strumento imposto al territorio non avrà che pochissime possibilità di riuscita; la linea d’azione prioritaria sarà quella di restituire alle istituzioni e ai cittadini la definizione dei contenuti strutturali di questi strumenti; in sede di Comunità del Parco si proporrà la individuazione di un tavolo politico, formato da propri rappresentanti che si occupi direttamente della questione;
• parallelamente al confronto istituzionale, si dovrà aprire un ascolto capillare, serrato, diffuso del territorio, con le forme e i tempi che individueremo assieme;
• questo processo di discussione e di proposta sulla pianificazione e sul modello di parco da condividere potrà essere accompagnato: sia da un diretto supporto delle Università e delle istituzioni di ricerca del territorio, sia da un coinvolgimento di personalità scientifiche di profilo nazionale.

Insieme al ragionamento che si farà attorno alla pianificazione del Parco, si riprenderanno le attività riguardanti la tematica della Riperimetrazione.
Pur non avendo competenza diretta per l’assunzione degli atti relativi alla modifica dei confini del Parco, non essendo l’organo chiamato alla decisione finale, è mia intenzione riavviare, parallelamente al confronto sulla pianificazione, un confronto di merito sul lavoro fatto fino ad oggi.
Ho avuto modo di dire alle associazioni ambientaliste nazionali più rappresentative che ho già incontrato, che il problema va affrontato non in termini quantitativi ma qualitativi; ritengo inoltre che, a distanza di 14 anni dall’istituzione dell’Ente Parco, sia assolutamente legittimo valutare oggi una rivisitazione della perimetrazione.
Devo precisare che l’ex il Ministero dell’Ambiente, pur in presenza di un delibera favorevole della Comunità del Parco, e dopo un confronto in sede di Conferenza unificata Stato Regioni ha ritenuto di non proporre il Decreto di nuova perimetrazione ed ha trasmesso alle due Regioni le proposte di inclusione-esclusione al fine di esprimere un nuovo parere. Allo stato il confronto si è sostanzialmente interrotto.
E’ mia intenzione avviare parallelamente alle scelte di piano in merito alla definitiva zonizzazione del territorio analogo confronto per pervenire ad una definitiva riperimetrazione del Parco.

LA PROGRAMMAZIONE

Negli anni precedenti, soprattutto nella fase di partenza del parco, si è potuto contare sui finanziamenti derivanti da alcuni programmi di grande rilevanza, quali, ad esempio: il Piano Triennale di Tutela Ambientale (PTTA 1994-1996), il Programma Triennale per le Aree Naturali Protette (PTAP 1994-1996), il Quadro Comunitario di Sostegno. Alcuni interventi sono stati altresì possibili solo per la disponibilità di consistenti avanzi di amministrazione.

Non si può immaginare che possa ripetersi una fase del genere e sarà necessario che il Parco si faccia parte attiva nei processi di spesa regionali, nazionali e comunitari.
In questo senso è opportuna l’attivazione di una cabina di regia per l’accesso al finanziamento per opere e attività nuove e per gli interventi di rilancio e completamento di iniziative già realizzate.
Per il futuro sarà da elaborare in modo condiviso la costituzione di un Parco progetti selezionato, un gruppo di idee-progetto forti da sviluppare per aderire alla programmazione Regionale – Statale – Comunitaria, in particolare alla fase nascente della politica della spesa connessa ai programmi operativi regionali, i POR 2007-2013, ai grandi momenti di programmazione comune come, ad esempio, il progetto APE, Appennino Parco d’Europa e gli Accordi di Programma Quadro di livello regionale.
Un’opportunità da cogliere è il recupero di un importante documento: “l’Accordo di programma tra le Regioni Calabria e Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del Pollino, CGIL, CISL, UIL e Legambiente di Calabria e Basilicata”, firmato nel 1999, che vide la diretta partecipazione di molti protagonisti del territorio per stilare un atto condiviso di progettualità che, aggiornato, rivisto, completato, e allargando l’area dei soggetti da coinvolgere, potrebbe costituire un quadro di riferimento per le prossime azioni da mettere in campo.
Con il rilancio dell’Accordo di Programma si riattiverà la procedura della concertazione negoziata con le parti sociali come strumento fondamentale di governo, e in tal senso ho già confermato alle organizzazioni sindacali confederali questa mia volontà.

LA PROMOZIONE SOCIO ECONOMICA

Negli scorsi anni sono state intraprese innumerevoli attività dedicate all’imprenditoria, soprattutto nell’agroalimentare, grazie anche alla collaborazione con l’ALSIA. Ma sicuramente è mancata una continuità nelle attività che hanno visto esclusivamente degli stanziamenti poco integrati fra di loro e l’assoluta mancanza di coordinamento tra tutti gli attori (si pensi alle Regioni, agli Enti Locali, all’INEA, alle parti sociali, agli operatori privati ecc..) che avrebbero sicuramente dato un contributo positivo ed un valore aggiunto alle attività intraprese.
In ogni caso oggi nel territorio del Parco si è concretizzato un modello organizzativo che aggrega su una comune strategia di sviluppo imprese e servizi pubblici e privati e che concretamente ha portato alla costituzione di un paniere di prodotti tipici dell’area, tutti certificati in base ad apposito disciplinare definito dall’Ente stesso, di una cooperativa denominata CoPollino che riunisce le quattro associazioni di filiera (ortofrutta, prodotti da forno, lattiero caseario, salumi) con 76 soci, nata per realizzare la promozione del paniere e gestire la sua valorizzazione commerciale e per il territorio e di una segreteria commerciale presso l’ALSIA che essenzialmente cura il portafoglio clienti, ed una rete di circa 100 esercizi commerciali lucani. La stessa CoPollino ha assunto, inoltre, l’iniziativa del riconoscimento del Sistema Produttivo Locale ai sensi della LR della Basilicata n.1/2001 e l’Ente va nella direzione di affiancarla con un ruolo attivo e propositivo al fine del suddetto riconoscimento.
Come è evidente la scelta di un sistema produttivo locale in un’area parco non può pensarsi solo in relazione al versante lucano, ma lo sforzo da compiersi è di portare i due versanti sullo stesso piano, al fine di pensare ad un modello organizzativo che vada ad incidere in un contesto territoriale già delimitato sulla base di caratteri ambientali e di ruralità. A tal fine, punto di riferimento per il versante calabrese sarà la legge regionale istitutiva del distretto agroalimentare della Sibaritide-Pollino. Basti pensare che la sola offerta dell’agroalimentare riferita ad entrambi i versanti si pone come momento centrale del sistema sia perché strategico in un’area parco e sia perché insieme all’enogastronomia rappresenta una costante di qualsivoglia pacchetto turistico. Non dimentichiamo che il consolidamento del sistema produttivo agroalimentare rappresenta, anche a livello comunitario, un obiettivo strategico per il mantenimento dell’ecosistema locale, per la tutela del paesaggio e per la fruibilità del territorio. Si pensi che in un contesto come quello del Parco l’abbandono dell’attività agricola penalizzerebbe tutto il sistema economico poiché influenzerebbe negativamente il settore turistico ed a cascata tutte le attività ad esso collegate.
Il primo passo per coinvolgere anche il versante calabrese è stato già fatto, in questi giorni, attraverso un protocollo d’intesa, che sarà sottoscritto nei prossimi giorni, con l’INEA Basilicata e l’INEA Calabria al fine di confrontare ed integrare, laddove è possibile, i Programmi di Sviluppo Rurale delle due Regioni per il periodo 2007/2013, ed elaborare un Piano strategico del Parco che vada nella direzione del sistema produttivo locale unico per tutto il territorio. Allo stesso modo insieme all’INEA si esamineranno tutte le possibili misure del PSR, quindi del FEARS e del FSE a cui attingere così come sul nuovo Leader in collaborazione con i GAL.
E’ evidente che per la specificità delle proprie competenze l’Ente Parco dovrebbe spogliarsi della prospettiva localistica, e mediante un approccio ecosostenibile, quindi non solo votato all’economia in senso stretto, dovrebbe avere un ruolo centrale sia nel settore agricolo ed in particolare quello agroalimentare sia, come detto, nelle attività relative al settore turistico.
Sarebbe auspicabile, altresì, la costituzione di una struttura che accompagni i giovani imprenditori del territorio verso attività imprenditoriali ecocompatibili. Così come si dovrebbe pensare a forme di incentivazione per il turismo giovanile.
Infine, oggi si apre nuovamente la prospettiva dei finanziamenti POR 2007/2013 a cui l’Ente Parco dovrà necessariamente attingere, mediante una progettualità concreta e condivisa con tutti gli attori, per portare avanti l’attività di promozione socio economica del territorio, aprendo da subito un tavolo di confronto permanente con gli operatori pubblici e privati. Allo stesso modo è intenzione dell’Ente far sì che all’interno dell’Ente stesso venga creata, con le professionalità che già ci sono, una struttura ad hoc per le attività di progettazione sui fondi comunitari.

IL PROGETTO DEGLI EX LSU DEL PARCO

A metà degli anni novanta il Ministero del Lavoro finanziò al Parco un progetto che riguardava oltre cinquecento giovani per attività ecocompatibili nel territorio del Parco.
L’utilizzazione di questi lavoratori è avvenuta in maniera scarsamente coordinata con gli altri soggetti del territorio e la loro stessa utilizzazione alla fine non ha prodotto i risultati auspicati.
Il Parco, oggi, si trova ad affrontare la difficoltà di garantire un futuro lavorativo a circa 300 famiglie del territorio, dopo il fallimento della stabilizzazione effettuata negli scorsi anni. Il numero così elevato di precari dovrebbe far ben cogliere le enormi criticità nelle quali il Parco si trova a dover operare, difficoltà che sono sia di carattere logistico ed organizzativo, ma soprattutto di natura finanziaria.
E’ fin troppo evidente che l’Ente Parco non può stabilizzare al proprio interno un numero così elevato di lavoratori, così come non è possibile pensare alla risoluzione del problema con il solo coinvolgimento del Parco e delle Regioni. Forse oggi è il momento favorevole per inserire questa particolare fattispecie di lavoratori precari nella più generale politica di stabilizzazione del precariato che il governo centrale ha già in parte attivato.

L’Ente Parco, in tutte le ultime occasioni di incontro con le organizzazioni sindacali e le Regioni, ha manifestato la disponibilità ad essere coordinatore di un tavolo comune tra le due Regioni per la definizione di un progetto o di più progetti, atti a dare una stabilizzazione a questi lavoratori.
L’impegno fissato in tal senso è quello di attivare già nei primi giorni di settembre un tavolo operativo con gli Assessorati delle due Regioni, con Italia Lavoro e le OO. SS. per pervenire ad un ipotesi di lavoro condivisa.
I progetti da mettere in campo dovranno mirare innanzitutto a porre fine all’assistenzialismo nei confronti di questi lavoratori, si dovranno spendere e risorse tali da garantire una reale stabilizzazione, sia una ricaduta effettiva in termini di valorizzazione e tutela del territorio; in questa direzione si muove il progetto rivolto alle trenta unità lucane, di cui si dirà in seguito, in cui l’Ente coinvolgerà per le attività di promozione l‘Associazione delle Guide Ufficiali del Parco, il CTA per l’avvistamento incendi e le Amministrazioni comunali per la pulizia di eventuali siti degradati.

Allo stato, come detto, al fine di garantire un minimo di ammortizzatori sociali ai lavoratori interessati ossia l’indennità di mobilità , in questi giorni saranno assunti a tempo determinato per sei mesi n. 30 lavoratori del versante lucano, sulla base di un progetto di valorizzazione del territorio predisposto dall’Ente Parco ed al cofinanziamento della Regione Basilicata, anche grazie ad una grossa assunzione di responsabilità che ci viene riconosciuta dai sindacati.
Nello stesso modo partirà analogo progetto per il versante calabrese, qualora la Regione Calabria assuma impegni economici come già ha fatto la Regione Basilicata, il progetto di valorizzazione del versante calabro del Parco, che rigurderà le 34 unità, che attualmente non percepiscono alcun ammortizzatore sociale e che nello scorso anno hanno già partecipato ad una prima iniziativa di tale genere.

In ogni caso resta mio convincimento che la frammentazione del progetto, che negli ultimi tempi ha visto le due Regioni interessate percorrere strade diverse è sbagliata ed in questo senso, l’impegno è di pervenire ad una progettualità unitaria.

LA COMUNICAZIONE

A fianco alle linee d’azione sopra ricordate, si introduce una prima riflessione su altre attività di primaria importanza per il Parco: la comunicazione, la promozione istituzionale e la divulgazione.
Tali attività individuano strumenti di fondamentale importanza per l’Ente sia nei rapporti con il territorio sia nel raggiungimento di uno dei fini istitutivi quale il miglioramento, la qualificazione e amplificazione della domanda di fruizione turistica sostenibile del territorio del Parco.

In particolare nel caso della comunicazione parliamo di una funzione assolutamente trasversale a tutte le attività dell’Ente: fornisce infatti l’interfaccia principe per la partecipazione della comunità alla vita dell’Ente. Una buona comunicazione è quindi fondamentale presupposto per una corretta gestione nel senso più ampio del termine, sia nel fornire la base comune di discussione relativamente alle volontà ed attività istituzionali sia nel costruire gli strumenti necessari a tale attività.

Nel caso della promozione parliamo invece di uno strumento più specifico finalizzato alla costruzione di attività volte alla divulgazione dell’immagine del Parco, intesa come insieme di caratteristiche e possibilità di fruizione del territorio compatibili con la conservazione degli equilibri naturali e storico sociali per la quale il parco stesso è stato istituito. Prendendo ad esempio anche solo questo caso particolare appare chiara la funzione trasversale della comunicazione per come sopra descritta: è infatti impensabile pensare alla divulgazione dell’immagine del parco ed in generale alla attività di divulgazione, senza passare per tale strumento.

Per quanto riguarda la divulgazione, al di la là del senso più ovvio del termine, è chiaro che essa si contestualizza in relazione ai suoi contenuti che in questo caso specifico devono essere intesi in relazione alla diffusione delle conoscenze, sia quelle pregresse, sia quelle nuove acquisite nell’ambito di tutte le attività istituzionali dell’Ente poste in essere in campo ambientale, sia dati di tipo storico/sociale che di tipo tecnico e naturalistico.

La funzione dell’educazione ambientale deve essere quella di costruire delle attività di coinvolgimento della popolazione finalizzate alla diffusione di una nuova conoscenza degli aspetti naturalistici sia con la finalità di costruire una nuova consapevolezza del ruolo di tutti nell’ambito della conservazione attiva delle risorse ambientali tutelate dal Parco nell’interesse della comunità sia in generale promuovere nuovi comportamenti rispettosi dell’ambiente. Solo così l’idea parco potrà essere percepita non più come ostacolo al proprio pregresso modo di vivere ma come la proposizione di un diverso sistema di gestione delle risorse naturali volto al loro mantenimento a lungo termine. Essa infatti deve dare corpo e divulgarlo ai tanti concetti di tipo tecnico che si concretizzano nel raggiungimento dell’obbiettivo della conservazione della natura.

In generale appare chiaro come tutte le competenze sopra sinteticamente descritte costituiscono i tasselli fondamentali della apertura verso l’esterno dell’Ente Parco e costituiscono quindi un insieme di azioni sinergiche irrinunciabili nella pianificazione delle attività dell’Ente.

In questi campi, in queste prime settimane di lavoro, ho riscontrato una carenza di pianificazione, di programmazione, di continuità d’azione; a titolo semplificativo si pensi a come la perdurante assenza di ogni piano di comunicazione abbia danneggiato non poco il valore dell’immagine del Parco sul territorio.

Anche per il settore dei prodotti destinati al merchandising sarà opportuna un’inversione di tendenza. Ad oggi molti prodotti sono stati realizzati dal parco per diffondere il proprio marchio ma mai in coerenza con un progetto unitario di comunicazione. Eppure proprio un merchandising di qualità potrebbe contribuire a far aumentare le ridottissime entrate proprie del Parco.

Anche per la politica delle incentivazioni alle iniziative culturali, del tempo libero, dello sport, è stata assente ogni forma di pianificazione. E’ doveroso registrare un sostanziale uso a pioggia del sistema del contributo, che ha polverizzato in mille piccoli rivoli, anche di ridottissima entità, la spesa dell’Ente.
Sarà opportuno definire quelle linee guida essenziali all’interno delle quali riconoscere le realtà locali più significative e coerenti con le finalità istituzionali del Parco.
Si dovrà anche cominciare ad elaborare tutti assieme una politica propria del Parco per il tempo libero e la cultura. Non è possibile che questo Parco non riesca ad organizzare direttamente un proprio convegno di livello internazionale, una manifestazione culturale di grande richiamo, degli eventi di svago che facciano riavvicinare i cittadini alla istituzione Ente Parco.

LA CONSERVAZIONE

Le attività del settore attualmente in corso sono volte su diversi fronti di azione. Nel dettaglio, nel corso di questo anno è stata data continuità alla gestione del recinto di acclimatazione dei cervi in località Bosco Magnano di San Severino Lucano (PZ) realizzato nell’ambito del Programma LIFE Natura “La Salvaguardia del Lupo nel P.N.P.” terminato nel 2001: gli esemplari attualmente ospitati godono di buona salute, si riproducono con regolarità e l’ente ha provveduto alla manutenzione ordinaria e straordinaria necessaria soprattutto nel corso della stagione invernale e autunnale. Oltre alla funzione principe, ovvero quella di garantire nuovi esemplari da reintrodurre in natura per incrementare la popolazione neoreintrodotta grazie alle attività del medesimo progetto LIFE Natura, tale struttura assolve anche ad una funzione di richiamo turistico nell’area.
In merito a tale aspetto sarebbero necessarie alcune modifiche alla struttura per garantirne la sicurezza al momento della riproduzione, quando gli esemplari maschi diventano potenzialmente aggressivi nei confronti delle persone, oltre alla semplice apposizione di cartelli monitori come già fatto per il passato.
L’Ente sta cercando di riavviare le attività relative alla reintroduzione del Grifone nell’area di Civita (CS) oggetto di uno specifico progetto anche con l’attrazione di finanziamenti aggiuntivi a quelli ordinari di bilancio, ciò anche grazie a specifiche azioni sinergiche con il Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente.
Relativamente invece al consistente patrimonio di conoscenze accumulato nel corso degli anni nei diversi progetti di conservazione è necessario mettere in campo una serie attività di mantenimento a lungo termine delle conoscenze acquisite sulla distribuzione e consistenza delle popolazioni di importanti specie di vertebrati quali Lupo, Lontra, Capriolo e Cervo a riguardo del quale è da ricordare la necessità di un intervento di reinsanguamento della popolazione di cervo con altri esemplari rispetto al nucleo di Bosco Magnano.
Riguardo al monitoraggio costante della popolazione di Lupo è importante sottolineare l’importanza gestionale che tale azione riveste in relazione alla cura della coesistenza della specie con le attività zootecniche, con un supporto on site agli allevatori che deve andare al di la dell’erogazione degli indennizzi per danno da fauna. Analoghe considerazioni possono essere fatte per la popolazione di cinghiale, ovviamente anche se a riguardo di tale specie non possono essere fatte le stesse considerazioni faunistiche valide per il Lupo.
Ancora in relazione a tali conoscenze è necessario produrre, oltre alle pubblicazioni di tipo scientifico già pubblicate, anche delle pubblicazioni di tipo divulgativo pensate e prodotte dall’Ente, così come organizzare sia specifici incontri con il pubblico per far conoscere all’esterno l’attività svolta al riguardo sia iniziative inerenti in generale gli aspetti di divulgazione, promozione e conoscenza degli aspetti naturalistici del Parco.
Relativamente agli aspetti della gestione delle risorse naturali attualmente l’Ente ha allo studio un regolamento per la raccolta di funghi e tartufi in collaborazione anche con gli altri Enti competenti per territorio. Anche per le Riserve Naturali (la gestione delle quali sarebbe opportuno passasse in capo all’Ente come avvenuto solo per la Riserva Valle del Fiume Lao) e per i terreni di proprietà dell’Ente si sta cercando di arrivare ad una gestione compatibile con le finalità istitutive del Parco consistente sia in azioni a lungo termine, candidando a finanziamento specifici progetti come la creazione di un allevamento finalizzato alla tutela e valorizzazione economica della razza podolica nell’ambito di una “fattoria didattica”, sia pianificare una serie di azioni ordinarie di studio, di manutenzione ambientale e di organizzazione di eventi didattico divulgativi riguardanti specificatamente tali aree.

I DANNI DA FAUNA

Allo scopo di diminuire il “conflitto” del cinghiale con le attività produttive (soprattutto alle coltivazioni) presenti nel territorio del Parco che, specie negli ultimi periodi, si sta presentando come un vero e proprio problema sociale, questo Ente proverà ad attuare tutte le possibili tecniche che hanno come finalità quella di ridurre l’impatto sulle attività umane e quella di sperimentare tecniche per il controllo numerico della specie.
In merito al controllo della presenza del cinghiale (Sus scrofa) su tutto il territorio del Parco, l’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica ha approvato il Piano Sperimentale di abbattimento selettivo del Cinghiale nel Parco Nazionale del Pollino, il quale, nella forma e nei contenuti indicati dall’I.N.F.S. è stato riapprovato nella seduta del Consiglio Direttivo di questo Ente in data 27.10.2006. Nello scorso mese di Maggio è stato inviato alle due Regioni lo studio di incidenza relativo a tale piano, in considerazione del fatto che l’intero territorio del Parco è stato individuato in due Z.P.S. “Pollino Orsomarso IT9310303” e “Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi IT9210275”. La Regione Calabria nella scorsa riunione della Commissione sulla Valutazione d’Incidenza ha espresso parere positivo, mentre si attende per la metà del mese di luglio la decisione della Regione Basilicata. Non appena si avranno le valutazioni sul suddetto piano lo stesso sarà inviato al Ministero dell’Ambiente per la definitiva approvazione.
Si sta, nel frattempo, procedendo a sensibilizzare sul problema le province di Potenza e di Cosenza e le Aziende Sanitarie competenti sul territorio al fine di firmare un protocollo d’intesa per gestire al meglio anche le operazioni di abbattimento. Le Province, infatti, sono le Amministrazioni che per competenza gestiscono le attività venatorie; le Province di Potenza e Matera hanno già organizzato un corso per la formazione degli operatori di selezione a livello provinciale, mentre la provincia di Cosenza sta bandendo un avviso per il reclutamento degli operatori di selezione calabresi, che saranno formati con apposito corso in linea con gli indirizzi dell’I.N.F.S.
Non appena si avranno tutte le autorizzazioni, è previsto anche l’inizio delle operazioni di cattura “in vivo”, grazie all’occupazione temporanea di una parte degli operai ex LSU del Parco. Nel frattempo, a riguardo sia delle operazioni di cattura che di abbattimento, si stanno esaminando tutte le problematiche legate agli aspetti sanitari da un punto di vista normativo e si stanno concordando le azioni da svolgere per il conferimento ai mattatoi ed il controllo da svolgere in quelle sedi da parte dei veterinari delle Aziende Sanitarie Locali.
Per gli indennizzi dei danni provocati al patrimonio agricolo e zootecnico questo Ente ha attivato dal 2000 un Regolamento in materia redatto dagli uffici dell’Ente e approvato dal Consiglio Direttivo. Il regolamento in questione prevede degli indennizzi ai coltivatori ed agli allevatori pari all’80% del danno riconosciuto. Ogni anno la spesa per indennizzi da danni provocati dalla fauna selvatica ammontano a circa € 300.000,00/350.000,00. Su indicazione del Ministero dell’Ambiente dal 2006 all’accertamento, alla valutazione e alla stima dei danni al patrimonio agricolo e forestale provvedono, gli Agenti del CFS-CTA.
Infine, lo scorso anno, nell’ambito del Regolamento per la concessione di aiuti finanziari in materia di prevenzione danni provocati da cinghiali, vi è stata la realizzazione di 23 recinzioni anti-cinghiale, tutte in Basilicata, per un impegno economico pari a poco meno di € 100.000,00.
In merito all’accertamento dei danni al patrimonio zootecnico, sono i tecnici veterinari delle A.S. competenti per territorio, di concerto con gli Agenti del CFS-CTA, a verificare i nocumenti subiti dagli allevatori. Per il riconoscimento economico dell’indennizzo si provvede attraverso l’analisi della pratica pervenuta in ufficio facendo riferimento ai prezzi locali, dove indicati, e ai prezziari indicati nel Regolamento.
Per i prossimi anni, per ciò che riguarda la protezione delle colture agricole dai danni provocati dai cinghiali, si sta pensando all’acquisto di recinzioni elettrificate mobili da affidare tramite bando agli agricoltori e da utilizzare ad hoc per le diverse colture e nei periodi della loro vulnerabilità e ad un bando per un risarcimento per agricoltori che vorranno fare delle colture a perdere.

LE STRUTTURE SUL TERRITORIO

Il Parco, fin dai primi anni ha stanziato una grande quantità di risorse per la realizzazione di oltre un centinaio di strutture, tra centri visita, case-albergo, case parco, strutture di servizi di montagna, sentieri, recupero di rifugi montani, musei, centri informativi.

La quasi totalità di interventi realizzati o in corso di realizzazione sul territorio (sia per numero che per stanziamento economico), sono stati affidati, per la realizzazione, agli Enti locali interessati.
Mentre molti di questi interventi sono, ad oggi completati, pur tra diversi ritardi, ancora una parte significativa è in corso di realizzazione da troppo tempo.
Quasi nessun intervento ha rispettato le previsioni temporali programmate. Molti interventi sono da completare con la necessaria ricerca di nuovi finanziamenti.
Solo pochissime iniziative non sono state ancora avviate. Davanti al quadro prospettato, la riflessione che oggi si impone è che, se a distanza di anni alcune progettualità non sono riuscite a decollare, si dovrà avere il coraggio di chiuderle, liberare gli stanziamenti previsti, riprogrammare la spesa su altri obiettivi di più realistica realizzabilità, per come anche richiestoci dal Ministero dal Ministero dell’Ambiente.
Sul piano generale, è prevalsa la scelta di tante, tantissime opere diffuse (o disperse) sul territorio ed è mancata l’idea di una rete di collegamento tra di esse.
E’ prevalsa la linea dei lavori pubblici, della trasformazione fisica del territorio, a svantaggio delle attività immateriali, delle attività di trasformazione della realtà socio-economica e culturale.

Per chiudere finalmente questa prima fase importante di realizzazione di una grande infrastrutturazione del territorio, è necessario uno slancio forte da parte del Parco, dei Comuni e delle Comunità Montane coinvolte per programmare in modo condiviso la fase di gestione di tutte queste opere.
Non è immaginabile che il Parco possa assumere in proprio la gestione di decine di immobili e delle relative attività, per evidenti motivi economici e organizzativi. Per gli stessi motivi è anche difficile immaginare una diretta assunzione della gestione di tutte queste strutture da parte di Comuni o altri Enti, pur essendo questa la specifica previsione di molte convenzioni in essere con questi Enti.
Sarà da prevedere il coinvolgimento delle imprese, dei giovani, delle risorse del territorio, delle stesse guide ufficiali del Parco, all’interno di un programma complessivo di gestione dell’intero sistema.
L’obiettivo è di far diventare produttivo un’insieme di interventi che, altrimenti, corrono il rischio di diventare, invece che una potenziale risorsa del Parco, un serio problema, un elemento di emergente criticità.
Per il futuro sarà da proporre una nuova programmazione soprattutto per opere di rilevante significato strutturale, di interesse territoriale e non locale, che rientrino in un quadro generale di programmazione complessiva e che prevedano già in sede di ideazione un chiaro, dettagliato e sostenibile progetto di gestione.

Tra i primi obiettivi che mi sono proposto c’è quello di allocare, in via definitiva, e in tempi rapidi, la sede del Parco nel seminario vescovile di Santa Maria della Consolazione a Rotonda.
Poiché adiacente al Seminario vi è anche un terreno di proprietà dell’Ente, quest ultimo potrà essere utilizzato per locali di rappresentanza, centro visite ed ecomuseo del Parco, sede del CTA, magazzino e parcheggio.
Analogo discorso riguarda la sede della Comunità del Parco e del Centro Servizi, da ubicare nello storico Palazzo Gallo di Castrovillari, all’uopo destinato.

In tal modo entro breve, pertanto, l’Ente Parco potrà utilizzare due dei più prestigiosi immobili di tutta la zona del Pollino, recuperando, in parte, anche un’immagine decisamente più confacente ai fini istituzionali dell’Ente.

Diversi sono i terreni e gli immobili di proprietà del Parco o acquisiti in comodato d’uso gratuito.
I terreni oggi dell’Ente sono circa 3.100 ettari, mentre le unità immobiliari sono 18, di cui 8 di proprietà e le restanti in comodato.

Su alcune delle proprietà dell’Ente è possibile immaginare anche la sperimentazione di iniziative con una diretta possibilità di ricaduta promozionale sul territorio.
Un esempio di tale programmazione potrebbe essere la possibilità di utilizzare la tenuta della Principessa, in località Campotenese di Morano Calabro, per la realizzazione di un centro polifunzionale di rilievo territoriale e per la partenza di una fattoria biologica sperimentale per l’allevamento della mucca podolica e per la lavorazione e trasformazione delle produzioni biologiche, sia a livello caseario che di carni, e per perseguire anche una funzione educativa come fattoria didattica.
La fattoria biologica potrebbe diventare un centro di riferimento per l’aumento della presenza dell’unica razza bovina meridionale all’interno del Parco, invitando e agevolando le aziende zootecniche di bovini locali a implementarne l’allevamento. Si ricorda che, già al momento, è attivata una forma di uso compatibile dei circa 1700 ettari di questa proprietà attraverso la cessione in fida pascolo stagionale ad alcune aziende presenti nel Parco che hanno risposto al relativo bando.

IL CONTROLLO E LA SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO:
LE AUTORIZZAZIONI E IL CTA

Il quadro normativo di riferimento per il controllo del territorio, relativamente alle competenze del Parco, nasce con il provvedimento di istituzione dell’Ente, il D. P. R. 15 novembre 1993, con il quale viene individuata una fase transitoria di tutela, in attesa della realizzazione e dell’entrata in vigore del Piano e del Regolamento.
Vengono allegati al citato decreto due documenti che istituiscono il regime vincolistico esistente nel Parco, già a partire dalla data di entrata in vigore del provvedimento legislativo, e che sono un articolato di norme e un elaborato cartografico:
• l’Allegato A, Misure di salvaguardi del parco nazionale del Pollino, costituito da 10 articoli ;
• le tavole di perimetrazione del Parco, che ne individuano il confine esterno e la divisione interna in due aree a diverso regime di tutela, la Zona 1, definita come zona di “rilevante interesse naturalistico e paesaggistico con limitato o inesistente grado di antropizzazione”, e la Zona 2, definita come zona “di valore naturalistico, paesaggistico e culturale con maggior grado di antropizzazione.
Questo sistema di misure di salvaguardia indica i divieti e le limitazioni all’esercizio di attività o alla realizzazione di opere all’interno dell’area protetta e prevede l’istituto dell’autorizzazione, da rilasciare da parte dell’Ente Parco, in cui viene verificata la compatibilità o meno dell’intervento proposto con le prescrizioni del D.P.R..

Ad oggi si può ritenere che, sostanzialmente, rispetto alla domanda di uso e di trasformazione del territorio che si è succeduta negli anni, poca incidenza ha avuto l’applicazione delle competenze autorizzative del Parco; sulle migliaia di richieste di autorizzazione pervenute al Parco dal 1994 ad oggi, la percentuale di dinieghi è stata pari solo al 3,57 %. Ciò dimostra che il Parco non ha posto nessun freno alle attività economiche del territorio che non hanno avuto nessuna difficoltà di realizzazione.

Resta in sostanza la realtà che tale sistema di controllo, pur non aggiungendo vincoli sostanziali ai processi avvenuti fino ad oggi, certamente non costituisce alcun modello di sviluppo, di proposta, di inserimento nei processi di crescita che potenzialmente potrebbero interessare il Parco.

Il passaggio da tale sistema derivato dalla misure di salvaguardia, costituito sostanzialmente di vincoli, ad un sistema di regole e di pianificazione, secondo le previsioni di norma, può avvenire solo con l’entrata in vigore e la messa a regime del Piano, del Regolamento e del PPES.

Va aggiunto che il regime di controllo delle trasformazioni vigente sul Parco del Pollino e che coinvolge direttamente l’esercizio delle competenze dell’Ente Parco, oltre quanto previsto direttamente dal Decreto istitutivo, discende anche dalle previsioni di tutela contenute dalle seguenti norme:
• il Decreto del Presidente della Repubblica n. 357, Regolamento di attuazione della direttiva 92/43/CEE – Conservazione habitat, flora e fauna, che prevede il procedimento di Valutazione di Incidenza per gli interventi interessanti, direttamente o anche indirettamente, i siti della cosiddetta rete “Natura 2000”, per i quali, se ricadenti nel Parco, è necessario, prima della pronuncia regionale di Valutazione di Incidenza, che sia “sentito l’Ente Parco”;
• Il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, che, riprendendo previsioni normative già contenute nella legislazione precedente, con gli articoli 23 e seguenti, detta l’obbligo di assoggettamento alla procedura di Valutazione di impatto ambientale per una serie di interventi, prevedendo parametri e casistiche specifiche per opere ricadenti in aree protette; per queste opere il proponente deve trasmettere la domanda e i relativi allegati tecnici “alle regioni, alle province ed ai comuni interessati e, nel caso delle aree naturali protette, anche ai relativi enti di gestione, che devono esprimere il loro parere entro sessanta giorni dal ricevimento della domanda. Decorso tale termine l’autorità competente rende il giudizio di compatibilità ambientale anche in assenza dei predetti pareri”.

Ad oggi il Parco è stato relativamente poco interessato da queste due ultime previsioni normative, ma a causa del recente inserimento di tutto il territorio del Parco nella Rete natura 2000, per scelta della Regione Basilicata e della Regione Calabria, e di una prevedibile, definitiva messa a regime delle applicazione previste dal citato d. Lgs. 152 del 2006, una grande mole di lavoro coinvolgerà la struttura dell’Ente.

Si aggiunga che, per circa due anni, l’Ente Parco ha svolto l’esercizio di delega, da parte della Regione Calabria, nel rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche previste dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, e successive modifiche e integrazioni.
Il Codice identifica, come aree tutelate per legge, per il loro interesse paesaggistico, all’art. 142, comma 1, lettera f, “i parchi e le riserve nazionali o regionali” e, pertanto, prescrive la necessità di sottoporre gli interventi da realizzare nell’area tutelata a specifica autorizzazione, così come regolata dagli artt. 146 e 159.
Durante tutto l’esercizio di tale delega il Parco ha emanato un solo diniego.

In termini generali, va fatto presente che spesso il Parco è stato investito di problematiche relative ad alcuni settori come l’energia, la mobilità, i rifiuti, l’acqua, l’aria e il settore più generale della tutela della salute dei cittadini solo per il rilascio di pareri o di autorizzazioni.
A mio modesto parere, il Parco, nel rispetto delle finalità istituzionali delle aree protette, dovrà diventare parte attiva di proposta rispetto a tutte queste tematiche di diretto rapporto con la tutela dell’ambiente e in modo particolare alla qualità della vita dei cittadini residenti.

Come previsto dalla Legge quadro sulle aree protette, in particolare dall’art. 21 comma 2, il compito della sorveglianza sul territorio del Parco è affidato al Corpo Forestale dello Stato, per mezzo dei relativi Coordinamenti Territoriali Ambiente.
I Coordinamenti Territoriali Ambiente del Corpo Forestale dello Stato sono stati istituiti presso gli Enti parco con il DPCM 26.6.1997, ai sensi dell’art. 21 della Legge quadro sulle aree protette, n. 394 del 6.12.1991.
Il citato DPCM nel ribadire il vincolo di dipendenza funzionale dall’Ente Parco, precisa i compiti che il CTA è chiamato a svolgere.
Al momento i rapporti tra il CTA e l’Ente Parco sono disciplinati da un regolamento, approvato dal Consiglio Direttivo dell’Ente. Tale regolamento è in fase di revisione, al fine di rispondere alle richieste intervenute sia da parte del Ministero dell’Ambiente che dalla Ragioneria Generale dello Stato.
Il problema più rilevante sul tema è quello della dotazione organica assegnata al CTA che è di gran lunga inferiore a quella che invece dovrebbe essere garantita per soddisfare al meglio le esigenze di servizio. Basti pensare che a fronte delle previste 240 unità, ve ne sono in servizio appena 78. Ciò nonostante, grazie alla preziosa collaborazione del Dr. Melfi che ne è il Coordinatore ed al notevole contributo dei 21 comandi stazione del territorio, il servizio di sorveglianza viene assicurato nel migliore dei modi. Io stesso mi sono espresso per un aumento del contingente assegnato, sia in occasione dell’incontro a Potenza con il Sottosegretario Boco, sia con una formale richiesta al Capo del Corpo Forestale dello Stato, Ing. Cesare Patrone. Va inoltre considerata nella nuova programmazione degli interventi l’opportunità di porre mano a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di diverse caserme forestali sia sul versante lucano che calabrese nonché di rinnovare la dotazione in mezzi e strumenti di lavoro.

LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE

All’atto del mio insediamento come Commissario Straordinario ho trovato un numero che definirei “patologico” di provvedimenti per i quali l’iter previsto dei controlli non risultava concluso, a causa di criticità riscontrate dall’Amministrazione vigilante o anche dal Collegio dei revisori dei conti.
Sulla problematica ho già messo in atto un nuovo metodo di lavoro che vede uno scambio continuo tra i funzionari dell’Ente e quelli del Ministero, anche per affrontare in via preventiva le questioni al fine di evitare sospensioni o dinieghi sugli atti adottati.
In sintesi, compito primario della mia azione è quello di normalizzare la situazione dell’Ente, che ha registrato una frammentazione delle competenze.
A proposito di questo ultimo aspetto, ho dovuto constatare che la rideterminazione della dotazione organica, prevista dalla finanziaria del 2005, nonostante il tanto tempo intercorso, non aveva completato l’iter di approvazione, a causa del mancato parere di alcune organizzazioni sindacali intercorse. Infatti sulla deliberazione adottata dal Consiglio Direttivo era intervenuto un legittimo ricorso da parte di una organizzazione sindacale che non era stata invitata al tavolo di concertazione. Tale motivo è alla base del diniego da parte del Ministero dell’Ambiente. Ad oggi posso dire che ho avviato un nuovo tavolo di concertazione che comincia a dare i suoi frutti; infatti, credo che non appena avremo risolto un problema legato alla previsione della finanziaria 2007, riusciremo ad avere l’approvazione definitiva.
A seguito di ciò mi auguro di poter avviare la fase che porterà alla riorganizzazione della struttura dell’Ente, finalizzata ad una gestione efficiente ed efficace, in linea con la normativa vigente (DPR 97/2003), nonché alla definizione del regolamento degli uffici e dei servizi, che ritengo strumento fondamentale per la vita dell’Ente.

La redazione del bilancio esercizio finanziario 2007 non può non risentire della situazione istituzionale in cui si trova ad operare l’Ente.
Alla data dell’insediamento dello scrivente, questo fondamentale strumento non era stato ancora adottato, seppure, a norma del DPR 97/2003, debba essere deliberato dal competente organo di vertice non oltre il 31 ottobre dell’anno precedente cui il bilancio stesso si riferisce, salvo diverso termine previsto da norme di legge o di statuto.
Obiettivo prioritario della gestione commissariale, fissata dal decreto in 120 giorni decorrenti dal 07.05.2007, salvo proroghe, è stato, quindi, l’adozione del bilancio di previsione, partendo dalla ipotesi predisposta dall’Ufficio, anche sulla base delle indicazioni fornite dai Settori, ed apportando solo alcuni correttivi per una migliore impostazione, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi istituzionali dell’Ente.
Ritengo, come ho avuto modo di dire nella relazione programmatica che trovate allegata al bilancio, che questo, anche e soprattutto in considerazione del fatto che viene deliberato ben oltre il termine fissato dalla legge e quando si è ormai nella seconda metà dell’anno di riferimento, debba essere, essenzialmente, finalizzato a consentire alla “macchina amministrativa” di ripartire, e ad apportare i necessari correttivi alle situazioni riscontrate in sede di commissariamento, così come anche per l’approvazione del conto consuntivo 2006, proprio per evitare ritardi che non ci consentirebbero di utilizzare l’avanzo di amministrazione sul quale sono impegnate molte delle spese, abbiamo attivato una task force per giungere prima possibile alla sua definizione.
Sarà, invece, compito degli Organi ordinari, che si insedieranno, ci si augura nel più breve tempo possibile, di fissare le linee strategiche cui l’Ente dovrà tendere per una programmazione a lungo termine. A tal proposito è a conoscenza dello scrivente l’intervenuto avvio delle procedure, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per acquisire, a norma della legge 394/91, le relative designazioni per la nomina del prossimo Consiglio Direttivo.
Per le ragioni che precedono, gli indirizzi di massima forniti alla Direzione dell’Ente, che sono riportati nella nota preliminare al bilancio, vanno nel senso di privilegiare, per l’anno in corso, innanzitutto, le azioni che risultano già in itinere e che necessita portare a conclusione.

CONCLUSIONI

Il quadro delle problematiche che vi ho presentato evidenzia che ci troviamo di fronte ad una sfida che è ardua, ma non impossibile e che va combattuta su due fronti:
• quello di restituire credibilità all’istituzione Ente Parco e quindi al processo di gestione dell’area protetta. Ritengo che il rapporto riannodato con le istituzioni regionali e locali, con le Associazioni e con le forze sociali cominci a produrre i primi risultati su questo versante. È un lavoro duro e faticoso che ho svolto come Commissario, ma dovrà intensificarsi non appena si supererà, mi auguro quanto prima, la fase di gestione straordinaria del Parco.

• quello di riconquistare la fiducia delle popolazioni locali il cui atteggiamento in questi quattordici anni, a giusta ragione, non è stato del tutto conciliante. Ma ciò si è verificato perché sinora alle limitazioni imposte non è corrisposta una contropartita adeguata.

Il Parco era nato proprio perché un territorio di elevato pregio naturalistico e storico fosse tutelato ma anche valorizzato creando occasioni di sviluppo economico altrimenti impossibile da perseguire. Aver disatteso questo compito ha contribuito ad acuire i conflitti sociali e a distorcere il vero significato dell’istituzione di un Parco Naturale.

Mi auguro di riuscire, in questa esperienza di amministratore di uno dei più bei Parchi d’Italia e d’Europa a far convivere il giusto equilibrio tra tutela della natura e sviluppo compatibile come mai è stato possibile fare sinora, creando un binomio vincente tra uomo e natura, utile a contrastare l’avanzamento dei mutamenti climatici, a perseguire una sempre migliore qualità della vita e della salute dei residenti e dei visitatori e di offrire soprattutto alle future generazioni una prospettiva che non penalizzi la scelta di continuare a vivere in questa meravigliosa isola ecologica.

Castrovillari, 6 luglio 2007

on. dott. Domenico Pappaterra

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